Conferenza Tashi Lama 25 maggio 2008 Stampa
Ciò che sovente accade all’ascolto di Parole Sagge nate nella Purezza degli Insegnamenti Buddisti, come quelle di Tashi Lama, è che di sicuro si apre uno spiraglio verso il pensiero che tutto in questa vita è possibile e molto è trasformabile, in primis partendo da noi stessi.
In questo momento così particolare per il Tibet, in cui la cultura di un intero Popolo vive costantemente nel pericolo di incontrare la ‘fine’, è di sollievo sapere che c’è qualcuno che prova a mantenere vive le Antiche Tradizioni attraverso la creazione di scuole che ne rispettano la sopravvivenza.
Ma Tashi Lama non è solo il promotore di orfanotrofi ove i valori della sana Spiritualità sono mantenuti in primo piano fin dalla più tenera età degli allievi, ma anche un grande Maestro capace di mantenere vivo un incontro con il Suo “Siate Felici... pregherò sempre per Voi!”, e ancora... “Vi esorto a cercare di realizzare sempre i vostri sogni! e... sorridete! Ricordatevi che il sorriso è importantissimo. Il sorriso è un linguaggio universale, viene compreso da tutti. Sapete che anche gli animali capiscono quando sorridiamo? Anche se state soffrendo per qualche ragione, quando incontrate una persona non negatele mai un sorriso… perché fare soffrire anche l’altro? Sorridete dunque!”
...Ed è con il sorriso nel Cuore che abbiamo ascoltato le Sue parole durante la conferenza tenutasi all’Hotel della Regione (Monza – MI) il 25 maggio ’08.
In questo incontro, in particolare, Tashi ha affrontato un importante argomento, spesso non compreso a fondo da noi occidentali, quello della COMPASSIONE.
"Compassione”, un termine che sentiamo ripetere spesso, anche nel quotidiano.
Ma che significato viene attribuito abitualmente a questa parola?
Esistono testi di studio molto complessi che parlano di “compassione”, ma Tashi Lama ha deciso di accompagnare noi ascoltatori con semplicità, passo dopo passo, nella comprensione che questo termine reca con sè e che fonda le sue radici nella profondità della Cultura d’Oriente.

"Tashi Lama e la Compassione"
TRASCRIZIONE DEL DISCORSO DI TASHI LAMA DEL 25.05.2008
 
Prima di tutto è necessario sottolineare che la compassione non è un concetto esclusivamente buddista, ma è universalmente presente in tutte le religioni, poiché la compassione è una qualità insita in tutti gli esseri viventi.
Ogni essere senziente (e per essere senziente si intende ogni essere vivente, inclusi anche i più piccoli insetti) ha il diritto di essere felice e non merita l’infelicità. In effetti ogni essere senziente vive costantemente cercando di soddisfare il proprio desiderio di essere felice.
Solitamente siamo convinti che ciò che può renderci felici esiste al di fuori di noi, ecco perchè l’uomo ricerca la felicità nelle cose esterne, crede di potere raggiungere la felicità attraverso il denaro e gli oggetti materiali.
Ciò a cui non pensa, invece, è che ricercando la felicità in queste cose, paradossalmente i problemi aumentano e si continua ad essere travolti dalla ruota del Samsara (ovvero il ciclo di morte-rinascita. Infatti l’attaccamento alla materialità fa aumentare di continuo i desideri e fa sorgere altri attaccamenti, più abbiamo e più desideriamo, più abbiamo e più aumentano le paure di perdere ciò che si possiede e, secondo la Tradizione Orientale, il desiderio è proprio ciò che determina una nuova rinascita in un corpo fisico. Ciò a cui spesso non pensiamo, invece, è che la felicità vive in noi, fa parte di noi e quindi ciò che ognuno di noi dovrebbe fare è svolgere la sua ricerca all’interno piuttosto che all’esterno).
Una delle strade per ottenere la felicità è proprio imparare a sviluppare la compassione. La compassione non è una qualità che si può acquisire o comprare; la compassione è innata in ognuno di noi sin dal primo momento del nostro concepimento, perché ci accompagna di vita in vita. Il nostro compito è quello di svilupparla sempre di più. Senza la compassione non è possibile ottenere l’Illuminazione (la liberazione dal ciclo di rinascite).
Buddha impiegò moltissime vite prima di ottenere l’Illuminazione. Riuscì ad illuminarsi solo quando sviluppò a pieno la qualità della Compassione.
Si racconta che in una delle Sue vite, il Buddha si ritrovò all’inferno, un luogo abitato da persone che avevano fatto del male e che per questo motivo soffrivano pene disumane... c’erano esseri sanguinanti, persone che urlavano dal dolore… il Buddha fu pervaso da un fortissimo sentimento di compassione tanto da chiedere di poter prendere su di Sè i loro dolori, al fine di liberare tutti dalla sofferenza. In quel momento il Buddha ottenne l’Illuminazione.
Si racconta che un famoso Santo fece pratiche intense per dodici anni al fine di ottenere l’Illuminazione ed avere la visione del Buddha Maytreya. Al sesto anno di pratiche, decise di ritirarsi per tre anni di meditazione in una caverna. Dopo tre anni non si era ancora illuminato, per cui decise di prolungare la meditazione per altri tre anni. Non avendo ottenuto l’Illuminazione neanche dopo i tre anni successivi, decise di tornare a casa, sconsolato. Sulla via del ritorno, vide un cane moribondo. Era ferito, pieno di piaghe nelle quali si erano depositate pulci e zecche. Puzzava tanto che il suo odore si poteva sentire ad una notevole distanza. Il Santo fu subito impietosito dalla visione di quel cane malandato e si avvicinò immediatamente per cercare di donargli un po’ di sollievo. La prima cosa che doveva fare era rimuovere le pulci e le zecche dalle piaghe. Non potendolo fare con le mani, perché avrebbe causato troppo dolore al cane, decise di rimuovere gli insetti con la bocca, uno ad uno, ad occhi chiusi, per evitare di guardare.
Quando ebbe il coraggio di aprire gli occhi, vide davanti a sé il Buddha Maytreya.
Il Santo, stupito dalla visione, Gli domandò: “Oh Buddha Maytreya, ho passato tre anni in meditazione nella caverna per avere la Tua visione, ma non ho avuto risultati. Ho deciso di trascorrere altri tre anni in meditazione, inutilmente. Perché riesco ad avere la Tua visione solo ora?”. Il Buddha rispose: “Nonostante tutti gli anni che hai trascorso in meditazione, l’egoismo era ancora presente nel tuo cuore. Oggi, grazie a questo cane, si è sviluppato in te il Potere della Compassione, che ti ha cancellato ogni traccia di egoismo ed Io mi sono mostrato a Te”.
Da quel giorno il Santo ottenne l’Illuminazione.
Per sviluppare la compassione, è necessario eliminare alcuni veleni mentali presenti in tutti noi: l’egoismo, l’odio, la rabbia, le delusioni e l’ignoranza. L’odio, la rabbia e l’egoismo sono i peggiori nemici della compassione. Se si odia e si è egoisti non si potrà mai essere felici. Odio, rabbia ed egoismo portano solo infelicità.
La rabbia rende ciechi; la rabbia ci impedisce di vedere le cose; la rabbia non consente di sviluppare la compassione. Per questo motivo dobbiamo cercare di eliminare il più possibile la rabbia dalla nostra vita, attraverso una pratica costante. Il modo per cercare di eliminare la rabbia è quello di sviluppare la pazienza che, nel buddismo viene simboleggiata con il colore blu del cielo.
Senza la pazienza non si può tenere sotto controllo nulla.
L’egoismo è una prerogativa dei paesi occidentali, tanto che sembra diventata una moda. Ma essere egoisti significa dover sempre vincere sugli altri ed ogni vittoria porta sempre con sè una sconfitta. Anche l’egoismo rende ciechi: l’egoismo mette noi stessi in primo piano e ci impedisce di vedere i bisogni altrui.
Nel buddismo si insegna a comprendere il prossimo, perché noi interagiamo con il prossimo e vi è una totale interdipendenza con il mondo esterno. Nel buddismo si insegna che l’ “io” non è importante, mentre “il prossimo” è importante.
Tenuto conto che per lo stile di vita che conduciamo non possiamo eliminare completamente l’egoismo, possiamo però cercare di pensare a noi per il 50 % del tempo ed agli altri per il restante 50%. Ricordiamoci sempre dell’interdipendenza delle cose e delle persone. Ogni cosa è legata all’altra; noi non potremmo esistere se anche tutto ciò che ci circonda non esistesse; fare del male o del bene agli altri significa anche fare del male o del bene a noi stessi. Ecco perchè dobbiamo sempre rispettare il nostro prossimo: rispetto del prossimo significa rispetto di sé; felicità del prossimo significa felicità personale; sofferenza del prossimo significa sofferenza personale.
Il terremoto che ha colpito la Cina ha provocato circa 70.000 vittime.
In Tibet migliaia di persone sono state uccise e verranno uccise, moltissimi monaci sono stati imprigionati e verranno imprigionati. Non dobbiamo pensare che questi episodi non ci riguardino. Siamo tutti cittadini del mondo e, come tali, abbiamo tutti una responsabilità nei confronti di chi soffre.
 
 
Siate pazienti e cercate di sviluppare la qualità della compassione attraverso la meditazione. Cercate di portare rispetto nei confronti di tutti gli esseri senzienti e cercate di dedicare un po’ del vostro tempo al prossimo e di essere d’aiuto il più possibile. Ricordate che tutto è interdipendente, per cui la felicità del prossimo porterà inevitabilmente alla vostra felicità. Potete fare qualsiasi cosa per gli altri, magari rivolgendovi ad associazioni di volontariato, o cercando di alleviare le sofferenze di un amico… io ho deciso di dedicarmi ai bambini orfani.
In Tibet molte famiglie e bambini scappano verso il Nepal e l’India per evitare la persecuzione cinese, percorrono chilometri e chilometri attraverso le montagne Hilamayane e, i bambini che riescono a sopravvivere, giungono a destinazione in condizioni terribili.
Quando ho inaugurato la scuola (tre anni fa), ho accolto bambini malati, sporchi, che non sapevano parlare. Dopo tre anni questi bambini sono in buona forma fisica, vanno a scuola, sorridono, conoscono diverse lingue tra cui l’inglese ed il tibetano, imparano la cultura tibetana oltre che le classiche materie che permetteranno loro di diventare persone con un buon livello di formazione. In questo momento alla Tashi School ci sono 140 bambini. Oltre all’ottimo staff di insegnanti, abbiamo trovato loro 75 sponsor che sostengano gli orfani economicamente.
Il mio obiettivo per il 2008 è di aumentare lo staff e gli sponsor.
“Pensate a quali potenziali si potrebbero raggiungere se uomini e donne unissero insieme le loro forze per il bene!”
(Tashi Lama)

"Domande e risposte con Tashi Lama"
 
Partendo dall’introduzione di Tashi, si è cercato di coinvolgere i presenti attraverso domande che potessero chiarire maggiormente i concetti espressi.
Di seguito verranno riportate alcune domande rivolte al Lama e le Sue risposte.
 
Domanda: hai parlato di diversi veleni mentali: l’egoismo, l’odio, la rabbia, le delusioni e l’ignoranza. Credo però che il veleno più importante sia l’ignoranza, perchè è da questo che hanno origine tutti gli altri.
Risposta: E’ vero, l’ignoranza è un pericoloso veleno mentale.
 
Domanda: ma cosa si intende per ignoranza?
Risposta: ignoranza è tutto ciò che non permette di vedere la realtà. L’ignoranza rende ciechi.
 
Domanda: hai parlato di pazienza. A me sembra che essere pazienti significhi reprimere le emozioni interne. Se l’impazienza genera malattie, io penso che anche reprimersi interiormente faccia sorgere malattie. Non è così?
Risposta: essere pazienti non significa reprimere le emozioni. Nel tuo caso specifico, essere pazienti significa non reagire. Se ad esempio una persona ti insulta, non rispondere all’insulto. Il problema è che nella nostra epoca ci è stato inculcato il concetto di vittoria sempre ed a tutti i costi. Questo comporta che ad un insulto si deve rispondere con un altro insulto. Applicare la pazienza significa non rispondere. All’inizio forse sarà difficile perché ti sembrerà di perdere. Ma in realtà il “non reagire” significa essere vincente. La “non reazione” spiazzerà sicuramente l’altra parte.
Inoltre, usare la pazienza significa non fare del male al prossimo. Ogni essere vivente soffre; reagire ad un insulto o ad una provocazione aumenta la sofferenza della persona che ti ha insultato. Per questo motivo bisogna essere pazienti.
 
Domanda: per amare gli altri bisogna eliminare se stessi. Come si concilia con la teoria che prima di amare gli altri bisogna essere capaci di amare se stessi?
Risposta: il secolo in cui viviamo è caratterizzato dal materialismo sfrenato, dall’odio e dall’egoismo. E’ vero, è difficile in quest’epoca eliminare se stessi completamente per darsi agli altri. Ma è vero anche che si può raggiungere un compromesso: si può fare 50 e 50, cioè dedicare una parte della propria vita a sè e alla propria felicità e una parte alla felicità degli altri. Non dimenticate mai che tutto è interdipendente: rendere felice il prossimo renderà felici anche voi.
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Dopo questa serie di domande e risposte esplicative, Tashi Lama ha invitato tutti a recitare insieme a Lui il Mantra Om Mani Padme Om (meglio conosciuto come il Mantra della Compassione, una delle più diffuse preghiere buddiste [per saperne di più] dedicandolo non solo al Suo Maestro Spirituale (Sua Santità il Dalai Lama), ma anche a tutti i Tibetani.
In conclusione ha ringraziato ma, soprattutto, ha invitato tutti a mantenere sempre un cuore pieno di amore e di dedicare qualche momento ogni giorno alla Spiritualità, che è un grande supporto nella vita, soprattutto per riuscire a superare meglio i momenti più difficili.