25 | 06 | 2017
Genocidio culturale Stampa E-mail

CONFERENZA : "GENOCIDIO CULTURALE"

18 Luglio 2008 Monza (Mi)

 

Per favore, aiutateci! Aiutate il mio popolo a risolvere il problema del Tibet! “

E' questo l'appello rivolto alla comunità internazionale il 28 Marzo 2008 da New Delhi, da SS Dalai lama.

Come gruppo etico da tempo sosteniamo alcuni progetti:

 

  • Padre Sibi, prete cattolico nel sud dell'India

  • La scuola per bambini orfani di Tashi Tsering Lama, in Nepal.

 

Ed è proprio seguendo questo ultimo progetto che siamo venuti a conoscenza della situazione Tibetana, della mancanza di diritti umani perpetrati da un'uomo nei confronti di un'altro uomo, e della volontà di annientare una cultura millenaria e pacifica che invece potrebbe dare un contributo importante al benessere dell'umanità.

Non sapevamo molte cose quando abbiamo iniziato a sostenere la scuola di Tashi; non sapevamo, per esempio, che alla scuola arrivano bimbi profughi i quali, nella stagione invernale, la peggiore, quando i valichi Himalayani sono sguarniti dal controllo cinese per la durezza del clima, le mamme li affidano a portatori che dal Tibet li fanno giungere sino in India e Nepal per affidarli a tutori tibetani che insegnino loro la lingua, le tradizioni e la cultura tibetane, che sono i veri segni distintivi dell'identità di un popolo. Questo percorso,già arduo per degli uomini, poco vestiti e senza necessaria nutrizione, è terribile per dei bambini di 4, 5, 6 o 7 anni.

Di 100 bambini che partono, solo 30 arrivano oltre le montagne.

Di 100 bambini che partono 70 muoiono.

Gli altri 30, se non cambiano le cose, non potranno mai più tornare nella loro terra e riabbracciare i loro cari

Cultura, lingua e religione in questi anni sono stati soffocati dalla violenza cinese che porta avanti un progetto di distruzione culturale per strappare un popolo alle sue tradizioni e proporgli le proprie, solo così pensano poter piegare il popolo tibetano compiendo un genocidio nei confronti una cultura: ma il tempo non aiuta l'invasore.

In questo contesto le parole del Dalai Lama ci hanno fatto riflettere.

In un momento delicato per l'invasore cinese, con le olimpiadi alle porte, il Dalai lama dice: “ Non siamo per il boicottaggio dei giochi olimpici, ma ho l'obbligo storico e morale di lavorare per il benessere del mio paese attenendomi ai principi morali della Via di Mezzo”.

Ed è così che il gruppo All-is-one ha raccolto e fatto suo l'appello. La difficoltà stà nell'essere a favore di qualcuno senza essere contro qualcuno o qualcos'altro, a favore del Tibet: non contro i cinesi, questo percorso non permette il boicottaggio.

Adattarsi alla Via di mezzo è come viaggiare sul filo di un rasoio, valutare i propri passi, attenti al presente che determinerà il futuro, ogni azione che compio oggi è determinata da azioni e pensieri passati; oggi determino il domani, se mi attengo a principi di rispetto umani oggi, domani il mondo potrà essere diverso, più umano: mi sembra scientifico.

Una cultura, quella Tibetana, che può arricchire l'uomo e portare benefici alla qualità della vita, e non si tratta di diventare buddisti, tra noi nessuno lo è, ma di capire in modo analitico quello che ci vuole dire.

Per essere felici non è necessario avere molto: auto, casa, vacanze e barche lussuose.

Per essere felici bisogna conoscere la propria mente.

Conoscere le proprie tendenze nevrotiche e ossessive. Osservare i processi mentali, semplicemente, senza giudicare, porta gradualmente ad una calma interiore che dona benessere e serenità: pochi giudizi, poche ansie.

Come si spiega il fatto che gli USA hanno stanziato $ 9.000.000.000 per lo studio della meditazione?

Si spiega con il fatto che hanno visto e scientificamente dimostrato, attraverso l'utilizzo di sofisticate apparecchiature, che dalla meditazione si possono ottenere grandi benefici anche nella cura di malattie quali l'ansia, la depressione.

Non è necessario credere ciecamente, lo stesso Buddha invitava a non credere ciecamente ma a mettere ogni cosa alla prova sino ad avere una conferma personale sulla validità di ciò che viene proposto: nessuna fede cieca, nessun fanatismo.

Da questo percorso di riflessione fino a giungere a lavorare pubblicamente in favore di una causa il passo è stato breve.

L'incontro è stato fissato per il 18 Luglio a Monza, presso l'Hotel delle Regioni.

La serata, iniziata con una preghiera di pace da parte di Tashi Lama è proseguita con la lettura de “ I tre appelli “. Scritte dal Dalai lama, queste tre lettere, sono: una rivolta a tutto il mondo, una al popolo tibetano e una al popolo cinese, con tono di dialogo disteso e comprensione.

Ha aperto il dibattito Mauro Sarasso, Segretario generale dell'Universal Peace Federation- UPF, che auspica in un mondo multietnico e multireligioso un ritorno a Dio, ognuno con la sua fede e la sua diversità, a rappresentare la diversità nell'unità come tanti aspetti dello specchio Divino da cui provengono comunione e condivisione.

Fausto Sparacino dell'associazione Italia-Tibet ha chiarito la situazione attuale della popolazione e portato un filmato che riassume 50 anni di repressione e violenza, dal 1959 anno della prima insurrezione a Lhasa, la capitale.

Toccante l'intervento di una studentessa tibetana in Italia, Tenzin Khandro Khovyakamchi, la quale ha aperto uno scenario sulla condizione della donna. Spesso oggetto di stupro da parte dei cinesi, anche se monache, le quali una volta stuprate devono lasciare i monasteri perchè non è più possibile continuare la vita monastica, e come, l'oltraggio peggiore di questo gesto oltre la violenza insita e l'annullamento della volontà della persona che si ha di fronte, stia nel cercare ulteriormente di miscelare le diverse etnie con la violenza, cercando a questo modo di stemperare la volontà, la forza interiore e il bisogno di libertà culturale e civile di un popolo.

Illustrando le modalità con cui l'invasore cambia il volto socio-culturale di una civiltà, spiegando le dinamiche con cui migliaia di contadini cinesi vengono spostati da una parte all'altra dell'altopiano e al oro posto insediate comunità di contadini cinesi e di come nelle scuole si insegni il cinese.

Una testimonianza diretta e sentita.

Ha chiuso la serata Tashi Lama, ma ormai era tardi, si erano fatte le 23.30, ringraziando tutti con poche parole ha ricordato l'importanza di far conoscere a quanta più gente possibile la condizione tibetana così da non dimenticarsi della loro esistenza.

 

 

 

 

 
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