17 | 04 | 2021
La CACCIA... nel mirino! PDF Stampa E-mail
Una nuova stagione venatoria è ormai vicina e porterà con sè l’inevitabile conclusione di un periodo di pace per molti esemplari di animali, ma anche per chi abita nelle zone di caccia ed è costretto a vivere immerso in assordanti e ripetitivi spari, rumorosi richiami per animali, cani da caccia che abbaiano... e, soprattutto, cosa assolutamente da non sottovalutare, con il terrore di ritrovarsi dentro casa, in giardino o sul terrazzo, una miriade di pallini di piombo che non hanno centrato il mobile bersaglio (o magari sono partiti solo accidentalmente!).
Ricordo che anni fa (andavo ancora a scuola) e una mia amica, per un paio di millimetri (fortunatamente!), scampò alla possibilità di perdere un occhio proprio perchè, mentre girava allegramente in bicicletta, è stata colpita da una raffica di pallini in pieno volto. Sembra pazzesco a pensarci, ma è andata proprio così.
A parte l’inquinamento ambientale, ecologico, il danno alla natura ed alla fauna esistente ed in via di estinzione (aspetti di cui si potrebbe tranquillamente parlare per ore), faccio una dovuta premessa che mi sembra più che doverosa. Non è certo mia intenzione accusare nessuno, non mi permetterei mai, più che altro mi piacerebbe comprendere e, nel mio piccolo, provare a sensibilizzare l’attenzione su un argomento sul quale anch’io, a suo tempo, sono stata portata a riflettere.
La caccia è un’attività davvero molto pericolosa, non fosse altro che per il fatto che praticarla contempla il maneggiare un’arma e con essa si dà l’avvio ad un susseguirsi di feriti o, peggio, morti.
Qui in Italia è svolta dall’1% della popolazione, una cifra veramente irrisoria, eppure miete senz’altro molte, ma molte vittime.
Teniamo presente che viene praticata per molti mesi all’anno. Per alcune razze animali a partire da marzo, per concentrarsi poi con maggiore intensità nel periodo giugno/settembre o settembre/dicembre, ma per alcune altre razze, il periodo di caccia si protrae anche fino a gennaio/febbraio dell’anno successivo.
E così, per molti mesi, cinghiali, lupi, cervi, alci e caprioli, starne, piccoli e grandi uccelli acquatici, beccacce, galli cedroni e forcelli, anatre ed oche, lepri e chissà quanti altri animali ancora, vanno incontro alla conclusione della loro esistenza per mano dell’uomo.
Cosa può spingere qualcuno a dedicare il tempo ad un’attività come questa?
In molti casi si tratta di lavoro e qui è già più comprensibile. Chi per tradizione svolge l’attività di produzione e/o vendita di pellame, tappeti e quant’altro, da generazioni e generazioni, vive di questo, svolge questa pratica con la finalità del lucro e, condivisibile o meno, è una pura attività commerciale. E’ vero che si potrebbe sempre cambiare lavoro, ma è anche una cosa molto complessa da fare e la scelta sta alla coscienza di ognuno, è libera, arbitraria e, credo, del tutto insindacabile.
Quello che mi risulta un po’ più complicato da capire è, per esempio, il fatto di praticare la caccia per hobby. Cosa può spingere qualcuno a dedicarsi ad un passatempo che lo porta a correre dietro ad animali in preda al terrore, che istintivamente fanno di tutto per salvarsi la pelle (in senso figurato e non)?
Violento o non violento che sia il modo d’approccio con cui viene praticata, come fine, in un modo o nell’altro, ha sempre la conclusione della vita di una creatura. Quando va bene (si fa per dire!) è un animale, ma spesso a perire è un essere umano, proprio un cacciatore o qualcun’altro colpito per sbaglio.
Quando ero bambina andavo spesso a trovare uno zio di Como.
Lui ed il fratello andavano a caccia per passione. Ricordo che la sua casa era piena di volpi e fagiani imbalsamati esposti sui mobili, e di teste di cinghiali e cervi alle pareti, pelli di mucca sui pavimenti. Al tempo li guardavo perplessa e, ignara di tutto, pensavo fossero “finti”. Devo dire che comunque era una scena abbastanza impressionante, forse per l’enorme quantità di esemplari in bella mostra e, anche quando provavo a toccarli, dentro di me strisciava sempre un senso di repulsione allora inspiegabile.
Ora mi chiedo: “Cosa ci si può trovare ad assistere ad uno spettacolo di questo genere ogni momento in cui si sta in casa propria?”. E’ vero che poi con il tempo ci si può fare l’abitudine ma...
Una cosa è sicura: una testa di alce morta in camera mia, io non ce la voglio di certo!
Secondo me... la cosa migliore da fare sarebbe... DARE LA CACCIA... all’istinto ANIMALE che è in noi e che troppo spesso ci fa essere insensibili alle sofferenze altrui UCCIDENDO la nostra parte migliore e più vera!!!
(Deb - 21.02.2008)
 
“La crudeltà verso gli animali equivale a non amare Dio”.
(John Henry Newman)
 
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