18 | 06 | 2019
Salvi per un... pelo! Stampa E-mail

Anche se ho sviluppato una certa sensibilità nei confronti del mondo animale, non posso certo affermare di essere animalista, credo sia ben altro, però vorrei condividere la mia prima esperienza di visita ad un parco-canile avvenuta nell’aprile del 2007. Non è un semplice canile come tutti gli altri perchè lì, si possono trovare varie razze animali, dalle tartarughe ai maiali e chi più ne ha più ne metta.
Ebbene, grazie alle esperienze passate di volontariato, sono stata messa nelle condizioni di avvicinarmi al mondo degli animali e della natura in genere. Così, per desiderio di conoscenza, ma anche per necessità, ho iniziato ad approfondire vari argomenti ed a documentarmi un po’.
Ricordo il giorno in cui, durante una delle mie tante ricerche, io che adoro le tigri, mi sono immersa nello sguardo di una tigre bianca, splendida razza ormai purtroppo a rischio di estinzione.
Fissando i suoi occhi mi sono sentita come persa in un oceano, l’oceano di quegli occhi azzurri e profondi! E’ molto difficile descrivere cos’ho provato in quel momento: un senso di unione incredibile ma anche... un misto di dispiacere nel sentirmi parte di un mondo che sta distruggendo giorno dopo giorno il nostro pianeta (perchè anche io mi sento colpevole!); un miscuglio di impotenza e di rabbia, nella consapevolezza che non è possibile fare niente per impedire un’inevitabile distruzione... così ho cominciato a pensare che era assolutamente inutile mortificarsi per ciò che di brutto avveniva e che forse qualcosa di buono poteva essere fatto, che non serviva a niente piangere sui mali del mondo, era molto meglio asciugarsi fino all’ultima lacrima e pensare a qualcosa da fare per aiutare chi era possibile!
Ho cercato a destra e a sinistra fino a quando sono arrivata a quel parco-canile, con l’idea delle adozioni a distanza di animali o, comunque, di un aiuto concreto. Prima di recarmi all’appuntamento non immaginavo a ciò che quella visita avrebbe potuto provocare dentro me. Sono certa che solo chi ha provato quest’esperienza potrà davvero comprendermi fino in fondo!
Parecchie sono le cose che mi sono rimaste impresse.
Due enormi maialotti che dormivano in una cuccia per cani! Una razza strana, dal manto grigio, mai visti prima. La responsabile raccontò che sono dei maiali da compagnia che andavano di moda qualche anno fa e che la gente acquistava, non pensando che poi sarebbero cresciuti parecchio e che... dove li avrebbero messi? Così, visto l’ingombro, venivano automaticamente abbandonati nei parco-canili!
Una persona, quando pensa alla parola “maiale”, immagina un essere sporco e maleodorante, magari con disprezzo e ripugnanza, ma quello che quei maiali trasmettevano vi assicuro che era tutt’altro!
L’altra cosa impressionante erano i topi! Topi in libertà che arrivavano per mangiare dal vicino canale di scolo. “Come possiamo mandarli via? Andrebbe contro tutti i nostri principi! Tanto che fastidio danno?” affermava sempre la responsabile del parco! Arrivavano di corsa, si intrufolavano nelle varie ciotole sparse per le gabbie, rubavano tutto quello che potevano e poi scappavano via a zampe elevate.
Erano davvero troppo simpatici!
Ma tutto questo era il bello! L’esperienza invece molto dolorosa, è stato il giro fra le gabbie dei cani... decine e decine di cani! Molto ben trattati, non c’era niente da dire al proposito; c’era chi dava loro da mangiare e chi ne portava alcuni a spasso nel parco, si vedeva che erano ben accuditi e ben nutriti...
Ma... non ero andata là ignara, mi ero ben documentata, ero informata sui beagles, quella speciale razza di cani utilizzati nella sperimentazione animale a causa della loro estrema docilità: basta battergli le mani per farli obbedire ad un comando! Ce n’erano parecchi...
Ricordo me che attraversavo un lungo corridoio di cemento i cui confini laterali erano costituiti dalle reti metalliche delle gabbie; ricordo alcuni cani che si dimenavano girando su se stessi, altri abbaiavano e la mia mente correva a pensare ai traumi subiti in passato “devi andartene, devi andartene, così li spaventi, sono terrorizzati!” e nel tornare indietro, ecco una gabbia piena di loro: i beagles! Si strusciavano contro le reti con tutta la forza che potevano, pur di riuscire a fare in modo che anche solo un pezzettino del loro corpo toccasse una mano tesa, ricordo come leccavano e respiravano affannosamente. Chiedevano solo di essere toccati attraverso le sbarre, cercavano solo il calore di una mano affettuosa attraverso due occhi che ti fissavano e scrutavano implorando attenzioni. Ancora adesso quando ci penso mi si spacca il cuore! Il loro sguardo comunicava solo una parola: SOLITUDINE! I loro occhi imploravano solo di essere portati via, di essere salvati in qualche modo da una ferita che lacerava l’anima, da una vita vissuta in sofferenza!
Ricordo che non riuscivo a smettere di piangere osservando loro, così fragili e indifesi strappati ai laboratori dove sarebbero stati inevitabilmente soppressi, e gli altri cani, quelli invece utilizzati nei combattimenti clandestini, molto feroci ed aggressivi e che hanno bisogno di cure particolari perchè hanno subìto traumi diversi e vanno accuditi in un modo speciale.
Ho lasciato quel posto con un enorme vuoto dentro di me... ma anche con una grande voglia di fare qualcosa per poter aiutare il mondo animale, un mondo troppo spesso sottovalutato e sfruttato, nell’errata convinzione che tanto...
... SONO SOLO ANIMALI!... e quando si pensa ciò, spesso, lo si fa unendo quel pensiero a quello di... semplici oggetti usa e getta!
Consiglio caldamente a tutti di provare l’esperienza, perchè dopo lo smarrimento iniziale, credo sia inevitabile trovare dentro sè un’enorme forza combattiva.
Ho sempre forte il sentimento di possedere un animale tutto mio come quando ero bambina (avevo sempre decine di gatti, criceti e conigli), ma ora, da quando ho visto alcune scene, mi rendo sempre più conto che ciò che ci porta a tenere un animale in gabbia o un cane di grossa taglia rinchiuso fra le quattro mura di un piccolo appartamento, è solo il nostro egoismo: lo vogliamo a tutti i costi e non pensiamo invece che loro vivono davvero felici solo quando sono liberi!
(Debora)
 
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