17 | 04 | 2021
Occhio alla sperimentazione! Stampa E-mail
“Non uccidere alcun essere vivente, non provocarne indirettamente la morte e non istigare altri ad uccidere. Non far danno ad essere alcuno nel mondo, forte o debole che sia”.
(Buddha)
 
Un vero scienziato dovrebbe essere un vero amante, un amante dell’umanità, un amante di tutta la creazione ed un amante della vita. Ma uno scienziato, in quanto tale, per poter sperimentare, deve utilizzare i corpi di esseri viventi, spesso privandoli del bene più prezioso che gli è stato donato:
la VITA!
Ed ecco che ci si presenta uno dei tanti problemi legati al mondo di animali e natura: la sperimentazione animale (meglio conosciuta come “vivisezione”).
In questo contesto non parleremo di ciò che avviene durante questa pratica, ma solo dal punto di vista della sua concreta ed accertata inutilità scientifica.
L’uomo sta realizzando che tutte le manipolazioni di cui si è reso responsabile nei confronti della natura si ritorcono contro di lui e che, danneggiando il proprio habitat, danneggia se stesso non solo fisicamente, ma anche moralmente.
Tra i miti che stanno crollando vi è proprio quello della sperimentazione animale, molto discussa sul piano etico, ma della quale si sono rivelate inesistenti anche le stesse basi scientifiche. Questo elemento è ancora più importante, perchè una volta crollati i presupposti scientifici, in automatico, non ci sarà più nemmeno il bisogno di porsi quelli di natura morale.
La vivisezione è nata in tempi passati in cui si credeva che l’animale fosse un buon modello di laboratorio per l’uomo, ed in cui si studiava l’organismo vivente come una macchina, credendo di riuscire a capirne, in tal modo, il funzionamento. Il passare del tempo e l’esperienza, però, hanno dimostrato l’infondatezza di questi presupposti.
Oggi sappiamo che esistono enormi differenze tra una specie e l’altra, a causa della complessità che caratterizza ogni essere vivente, strettamente legata anche all’ambiente in cui vive. Sappiamo che la sperimentazione animale può essere considerata un grave errore di metodo, poichè ogni specie animale è simile solo a se stessa e non può essere usata per provare sostanze (o tecniche chirurgiche) da trasferire all’uomo.
Proviamo a porci una semplice domanda: quanti geni differenti possiede il topo (l’animale forse più utilizzato) rispetto a noi? Senza ombra di dubbio tantissimi, nonostante il suo DNA sia molto simile a quello umano.
L’eventuale corrispondenza tra l’animale da laboratorio e l’uomo può essere verificata solo dopo la prova sull’uomo stesso. Infatti, in molti ormai sanno che tanti prodotti che sono innocui per una specie animale, possono invece essere velenosi per l’uomo e viceversa.
Quindi, la risposta dell’animale non può essere considerata neanche orientativa.
La domanda che sorge spontanea allora è: perché sperimentare su un animale un farmaco che poi dovrà essere somministrato ad un essere umano per poterne verificare gli specifici effetti concreti?
Ci sono molti medici che si occupano in particolare di animalismo. Proprio per il fatto di essere medici, non si appellano tanto a questioni etiche, ma puramente scientifiche e, pertanto, verificabili.
Secondo alcuni di essi i recenti studi hanno dimostrato che durante gli esperimenti in laboratorio, i livelli di tossicologia riscontrati a seguito della somministrazione dei farmaci su più specie animali, variavano notevolmente, a parità di dosi e tempi di somministrazione. Tra il valore più basso e quello più alto si è rilevata un’enorme differenza, nonostante le specie impiegate fossero tutte della stessa razza (roditori: topo, ratto e hamster cinese) e che quindi, teoricamente, avrebbero dovuto comportarsi in maniera abbastanza simile. Tutto ciò dimostra che non sono paragonabili, da un punto di vista biologico, nemmeno specie tra loro affini, poichè cambiando la specie animale cambiano anche i risultati.
Si è inoltre riscontrato che alcuni farmaci erano dannosi in una specie animale (ad es. il ratto), ma non in altre (come per es. il coniglio).
Perché quindi queste circostanze non dovrebbero potersi verificare anche nel caso dell’uomo?
E’ molto importante sottolineare anche un altro aspetto: solo in una ricerca su due effettuate nei ratti lo stesso farmaco si è dimostrato dannoso. Ciò dimostra che non solo cambiando la specie, variano i risultati, ma basta semplicemente cambiare il ceppo di appartenenza per ottenere effetti significativamente diversi.
Inoltre, forse non tutti sanno che la legge impone che anche dopo gli esperimenti sugli animali, i farmaci siano sottoposti a test su esseri umani prima di essere lanciati in commercio.
Ed ecco un altro oggetto di riflessione: se gli animali fossero un metodo scientifico così valido, per quale motivo ci sarebbe anche bisogno di sperimentare sugli esseri umani? Se un farmaco risulta sicuro e terapeutico per gli animali, perchè non metterlo in commercio direttamente? La necessità di passare attraverso la sperimentazione umana di per sè, già da sola, smentisce che la sperimentazione animale possa essere scientificamente valida. Un metodo scientifico dà infatti un risultato certo a priori. Se necessita di una verifica a posteriori, vuol dire che il risultato non è più da considerarsi valido.
Anche nel caso di sperimentazione di farmaci su cavie umane si è riscontrato che alcune sostanze erano dannose per un essere umano e non per un altro, a parità di condizioni.
Questo confermerebbe la tesi degli anti-vivisezionisti secondo la quale, se neanche l’uomo è un sicuro modello per la categoria umana, quale può essere l’utilità scientifica (per il progresso della medicina umana) di fare ricerca sugli animali?
Non dobbiamo sottovalutare nemmeno un’altra questione abbastanza importante: gli animali che sono sottoposti a sperimentazione, solitamente nascono e crescono nelle industrie per poi essere venduti ai laboratori. Quindi, vivono tutta la loro esistenza rinchiusi nelle gabbie, spesso isolati dai loro simili, vengono continuamente manipolati e toccati, non sanno cosa sia stare sotto i raggi del sole o in mezzo alla natura, mangiano e dormono solo quando viene loro consentito, per cui non vivono in condizioni naturali, liberi di comportarsi secondo le abitudini della specie di appartenenza.
E’ risaputo che la mente umana è notevolmente influenzata dalle condizioni ambientali alle quali è sottoposto il corpo, almeno quanto il benessere o il malessere mentale influiscono sulla salute fisica. E’ stato per esempio riscontrato che già nell’essere umano che vive rinchiuso, il sistema immunitario ne risente indebolendosi molto, tanto che la sperimentazione sull’uomo non viene effettuata, per esempio, sui carcerati. Allo stesso modo, è certo che le reazioni alla somministrazione di farmaci sono sensibilmente diverse se l’animale che vi è stato sottoposto vive in libertà oppure in un laboratorio.
Non solo! Per poter sperimentare un farmaco nuovo, vengono semplicemente indotti i sintomi nell’animale. Avere gli stessi sintomi di un ammalato e riuscire a curarli, però, non significa riuscire invece a curare una patologia, nel senso che un sintomo non è la malattia vera e propria.
Alcuni medici dell’Istituto Nazionale per la ricerca sul Cancro degli Stati Uniti hanno dichiarato che a seguito della sperimentazione di molti farmaci risultata positiva sugli animali, molte persone sono decedute per i gravi danni prodotti dai medicinali somministrati. E viceversa, molte nuove invenzioni validissime sull’uomo (come per esempio la penicellina) sono state ritardate di anni proprio perchè, invece, sugli animali avevano dato esito negativo.
Grazie all’obbligo della sperimentazione sull’uomo, attualmente si possono curare patologie come il diabete e l’ipertensione, con farmaci che non avevano dato invece esito positivo sugli animali.
Questo dimostra ulteriormente quanto animali e uomini siano solo simili, ma non uguali.
Ma allora perchè continuare a sperimentare sugli animali, se poi riscontriamo che i dati ottenuti sono talmente variabili da non poter essere trasportabili al genere umano?
Non sottovalutiamo il fatto che esistono numerosi metodi alternativi alla vivisezione (per es. quelli in vitro sulle cellule, i tessuti o gli organi umani) che hanno dato risultati più veloci e anche più economici.
Inoltre, ci sono metodi che implicano un minor sacrificio animale poichè riducono il numero di cavie usate per un particolare esperimento, pur conseguendo risultati di studio altrettanto precisi. Ci sono metodi alternativi finalizzati alla ricerca di procedure sperimentali sempre più specifiche, in grado di ridurre al minimo la sofferenza e lo stress causato agli animali, comunque impiegati nella pratica della vivisezione.
Ma la vivisezione non riguarda solo la sperimentazione dei farmaci. Essa è praticata anche per testare i prodotti cosmetici.
 
“La compassione e l'empatia per il più piccolo degli animali è una delle più nobili virtù che un uomo possa ricevere in dono”.
(Charles Darwin)
 
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